Gabriele Salvatores, uno dei punti di riferimento più rassicuranti del nostro cinema, si è concesso una curiosa vacanza, realizzando un film inutile, che nasce dal desiderio di sperimentare nuove tecniche, che poi nuove non sono. Preso un piccolo romanzo di Grazia Verasani, edito dalla stessa Colorado Noir, Salvatores racconta una vicenda nella quale si respira un’aria di casa Argento, senza la truculenza morale e visiva della premiata ditta romana.
Affidandosi ad un turpiloquio di maniera, con parolacce a raffica, la pellicola racconta la mesta vicenda di una quarantenne investigatrice privata, fumatrice accanita, solitaria e poco attraente, che si vede recapitare un pacco contenente numerose cassette vhs che mostrano le immagini private, ma non imbarazzanti, della sorella morta sedici anni prima. La poveretta si confida con la telecamera, racconta le sue aspirazioni, non nasconde la sua filosofia di vita basata sul “carpe diem”. Inizia così una sorta di indagine, sulla scorta delle videocassette, un tentativo di sciogliere i nodi di una famiglia votata al cupio dissolvi. Infatti Giorgia Cantini (Angela Baraldi), la protagonista, svolge il suo lavoro presso l’agenzia di cui è proprietario il padre, un uomo scostante e impettito. E qui si manifesta la solita sindrome da mancanza di affetto, con i luoghi comuni che tali situazioni comportano. Segue l’incontro con Andrea Berti (Gigio Alberti), un docente stropicciato e nemmeno giovane, dal quale la Cantini è attratta, facendo i conti con i suoi arretrati sessuali. Tra verità e menzogne la donna scopre numerosi altarini, grazie anche all’aiuto disinteressato di un commissario di polizia (Andrea Renzi), il solo personaggio umanamente decente dell’intera vicenda, affollata da “mostri” metropolitani.

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Il finale, quanto mai prevedibile, lancia una sorta di ammonimento, che Salvatores invia da esperto cinefilo, affidandosi a Fritz Lang, del quale sono mostrate le sequenze finali di M, il mostro di Dusseldorf, con la v.f.c. che ci invita a proteggere i nostri figli. Scopriamo così che si tratta di un film sull’infanzia senza che vi siano bambini. Tutti i problemi della protagonista e la drammatica fine della sorella sono il frutto di un’infanzia costellata di violenza e autoritarismo. Ma guarda un po’!
Girato in HD, sistema digitale ad alta definizione, il film è penalizzato, oltre che dalla vicenda stessa, da questa tecnica, dal colore monocromatico e dalla scarsa luminosità. Quanto agli interpreti, tutti insieme, sembrano una bella compagnia di filodrammatici, capitanata dalla scostante Baraldi, dalla dizione approssimativa e dal look da rabbiosa insegnante di liceo. Il titolo è una citazione di Ultimo tango a Parigi, gli interni sono fatiscenti, il commissario beve caffè in auto come si conviene ad un poliziotto di Los Angeles, le battute sono scadenti, lo spettatore depresso. Ma il cinema italiano è vivo!

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Un film di Gabriele Salvatores. Con Angela Baraldi, Gigio Alberti, Claudia Zanella, Luigi Maria Burruano, Andrea Renzi.