Il dramma dei caduti in guerra è un argomento delicato, perché tocca il dolore di chi è rimasto a casa e perché apre ferite raramente ricucite, ingiustizie rimaste tali. Ma se i morti potessero resuscitare e, un po’ dinoccolati e malconci, camminassero tranquilli per Washington, le cose cambierebbero. Se si parlasse poi della guerra in Iraq, contestata per le perdite umane e per le omissioni del governo, tutto si complicherebbe ulteriormente. Joe Dante trova in questo espediente macabro (parliamo di zombie in fondo) e vitale (i redivivi si rivelano più appassionati dei vivi) il modo per parlare degli Stati Uniti, della politica repubblicana e delle conseguenze tragiche della guerra in Iraq.

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Il fulcro della vicenda ruota attorno ad una frase, detta in una trasmissione televisiva dal consigliere politico David Murch (Jon Tenney): “Se potessi far avverare un desiderio, io chiederei che suo figlio potesse tornare!”. L’affermazione risponde all’intervento di una madre disperata che ha perso il figlio in Iraq, convinta dell’assurdità di una missione militare fasulla, un imbroglio politico che ha “legittimato” la morte di civili con l’escamotage delle armi di distruzione di massa. Il consulente Murch, con l’appoggio della scrittrice Jane Cleaver (Thea Gill), procace e ambiziosa guerrafondaia, cerca di convincere il pubblico a credere alla giustizia della guerra, un’idea che, secondo lui, sosterrebbero anche i ragazzi morti sul campo iracheno. Ma non sa che quegli stessi ragazzi stanno per tornare sulla terra. Non per vendicarsi, mangiare carne umana o spaventare i cittadini, ma con l’intento preciso di votare per eleggere il candidato democratico che non vuole più guerre nella storia futura dell’America. Di fronte ad un’insurrezione simile, l’esito delle elezioni non sarà più così sicuro. Chi andrà al governo questa volta?
I nomi dei candidati politici sono fittizi ma i riferimenti a Bush e ai suoi collaboratori sono fin troppo evidenti. Il regista realizza quindi un piccolo documento surreale, polemico e provocatorio quanto potrebbe essere una lettera aperta al presidente. Trova anche il modo di accennare ai presunti brogli elettorali avvenuti in Florida ai tempi delle elezioni americane del 2000, esprimendo in maniera inequivocabile il suo punto di vista, la disapprovazione nei confronti dell’establishment a stelle e strisce. Sfruttando l’impossibile ritorno dei morti sulla terra, ci parla di avvenimenti recenti e reali, e costruisce una storia a metà tra l’horror e il cinema civile. Un po’ schematico nel delineare i profili psicologici delle parti coinvolte (lo stesso protagonista svela un passato difficile che la sceneggiatura affronta frettolosamente), molto più convincente nel costruire immagini incisive, provocatorie quanto basta per far riflettere lo spettatore. Il pubblico badi bene, la mostruosità fisica degli zombie non è così spaventosa quanto quella intellettuale degli “uomini bianchi” al governo.

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Un film di Joe Dante. Con Jon Tenney, Thea Gill, Wanda Cannon, Terry David Mulligan, Robert Picardo.